Lombardia, una regione contro le donne


El Giramundo - Non basta che la Lombardia abbia la più alta percentuale di medici Obiettori di Coscienza (2 su 3 nella regione e il 63% a Milano) e, se una donna si reca in consultorio per l'interruzione di gravidanza e si sente rispondere che non può avere le informazioni che cerca, ma in compenso viene indirizzata al più vicino Centro di Aiuto alla Vita;

che, dallo scorso anno, la stessa Regione abbia disposto l'obbligo di sepoltura dei feti
e che lo stesso decreto viene copiato dal condannato governatore alla Regione Sicilia;

non è abbastanza quanto accade da diversi anni che sembra legittimare un'iniziativa provocatoria e discutibile come la Moratoria contro l'aborto;

da ieri sono state approvate modifiche alla Legge 194, in base alle linee di indirizzo della Regione, già adottate dagli ospedali Mangiagalli e San Paolo di Milano,
per rendere più difficile abortire.

Si riduce di undici giorni la possibilità di decidere: normalmente viene considerata la 24ª settimana come tempo limite per l'aborto terapeutico, ridotto, invece a 22 settimane e 3 giorni.
E' vincolata l'interruzione di gravidanza per motivi di salute al via libera di un'équipe di specialisti (tra cui, eventualmente, anche uno psichiatra)
e vietato l'aborto selettivo in una gravidanza gemellare in assenza di problemi fisici o psichici.

Si tratta di una scelta illegittima che viola il diritto della donna a ricevere le prestazioni sanitarie minime essenziali che sono definite dalla legge dello Stato!!

La Corte costituzionale ha anzi precisato che il nucleo fondamentale della 194, in quanto relativo al riconoscimento di diritti costituzionalmente garantiti non è inficiabile ad opera di leggi ordinarie, perché si tratta di disposizioni legislative ordinarie a contenuto costituzionalmente vincolato perchè leggi ordinarie la cui eliminazione determinerebbe la soppressione di una tutela minima per situazioni che tale tutela esigono secondo la Costituzione.
Se lo Stato non può sopprimere la tutela minima, tanto meno può la Regione o il singolo ospedale.
Non si possono quindi violare i limiti della normativa (nè in eccesso, nè in difetto, visto che lo scopo della 194 è proprio di trovare un bilanciamento tra i diritti della madre e quelli del concepito).


Noi donne, diciamo BASTA a questi attacchi moralistici ed ipocriti.

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Archiviato venerdì, 25 gennaio 2008 in: news, medicina, violenze psicologiche