Sospesa temporaneamente l'impiccagione di Delara Darabi


TEHERAN - Il capo della magistratura iraniana, ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, ha sospeso temporaneamente l'impiccagione di Delara Darabi, una ragazza condannata a morte per un omicidio commesso a 17 anni, che, secondo notizie pubblicate dalla stampa di Teheran, avrebbe dovuto essere messa a morte domani. Lo scrive oggi il quotidiano Etemad. Shahrudi ha sospeso l'esecuzione "per un periodo limitato di tempo", sottolinea il giornale, per dare modo alla famiglia della vittima dell'omicidio di riflettere sulla richiesta di perdono avanzata dai genitori di Delara. A chiedere il suo intervento erano stati nei giorni scorsi i genitori della ragazza condannata. In base alla legge islamica vigente in Iran, un condannato a morte per omicidio può avere salva la vita solo se i familiari della sua vittima concedono il perdono e accettano un risarcimento in denaro ('dieh'). Il giornale non chiarisce per quanto tempo l'esecuzione sia stata sospesa. In passato, tuttavia, lo stesso ayatollah Shahrudi aveva ordinato il rinvio di impiccagioni di altri minorenni responsabili di omicidio per settimane o mesi, esercitando nel frattempo pressioni sui congiunti delle loro vittime perché concedessero il perdono. Delara Darabi è stata riconosciuta colpevole di avere ucciso nel 2003 a scopo di rapina una parente con l'aiuto del suo ragazzo, condannato per questo a dieci anni di reclusione. Dopo l'arresto la ragazza confessò di essere stata l'esecutrice materiale del delitto, ma durante il processo negò ogni responsabilità, gettando le colpe sul giovane. I genitori di Delara, però, in una lettera aperta pubblicata ieri da Etemad, hanno riconosciuto la colpevolezza della figlia, chiedendo per lei il perdono. (Ansa)

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Archiviato domenica, 19 aprile 2009 in: news, cronaca

Liguria/ Molestava la nipotina di 8 anni: denunciato 60enne


Genova, 24 mar. (Apcom) - Un sessantenne di Varazze è stato denunciato per violenza sessuale su minore per aver abusato ripetutamente della nipotina di 8 anni. A squarciare il velo sull'ennesima storia di violenze commesse all'interno delle mura domestiche, l'associazione Telefono Azzurro che ha raccolto la testimonianza di un parente della vittima. Secondo quanto raccontato dalla bimba, versione confermata anche in tribunale durante l'incidente probatorio, lo zio avrebbe approfittato di lei, palpeggiandola e molestandola, ogni volta che se ne presentava l'occasione. In particolare la piccola avrebbe ricostruito davanti agli inquirenti un episodio risalente all'estate scorsa: durante una gita in campagna, con la scusa di farle tenere il volante dell'auto su cui viaggiava insieme al fratellino, lo zio l'avrebbe toccata a lungo nelle parti intime. Nonostante le accuse circostanziate della nipotina, l'uomo, interrogato nei giorni scorsi dalla Procura e dalla polizia giudiziaria, avrebbe rigettato ogni addebito, professandosi innocente.

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Archiviato mercoledì, 25 marzo 2009 in: pedofilia, violenze

Giappone: vittima una moglie su tre Studio del governo, Il 13, 3% teme per la propria vita


(ANSA) - TOKYO, 24 MAR - Una donna sposata su tre in Giappone (33,2%) e' stata vittima di violenza domestica, di soprusi fisici o psicologici dal proprio marito. E' quanto emerge da uno studio governativo. I dati raccolti sono sostanzialmente invariati dal 2005. Il 13,3% delle intervistate ha dichiarato di temere per la propria vita, mentre un altro 13,6% ha subito abusi fisici o mentali dal proprio partner negli ultimi cinque anni. Secondo la polizia nel 2008 sono stati oltre 25.000 i casi di violenza domestica.

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Archiviato mercoledì, 25 marzo 2009 in: news, statistiche, violenze

PAKISTAN; SUBI' E DENUNCIO' STUPRO, "EROINA" SPOSA BODY-GUARD


AgiNews - Aveva subito uno stupro di gruppo per ordine di un 'consiglio tribale'; ma a differenza della gran parte delle donne pakistane, abituate a tenere celate le violenze subite, aveva  denunciato e portato i suoi aguzzini in  tribunale. Ora la donna, Mukhtar Mai (37 anni) -divenuta nel frattempo una portavoce del diritti femminili in Pakistan e che era stata messa dal governo sotto protezione- si e' sposata proprio con il poliziotto che era la sua guardia del corpo. Le nozze sono avvenute domenica in un villaggio del Punjab, e lo sposo - che aveva gia' un'altra moglie - ha dovuto faticare per riuscire a convincere la riluttante Mukhtar. La vita di Mukhtar era stata sconvolta un giorno del giugno del 2002 quando era stata rapita per pagare "il debito d'onore" di suo fratello adolescente, accusato di avere una relazione con una ragazza di un clan piu' potente, i Mastoi Baloch.

Il  giovane era stato picchiato e sodomizzato e Mukhtar segregata e violentata a turno da vari uomini; ma lei, invece di mantenere il silenzio oppure di suicidarsi, come insegna la tradizione pakistana, aveva deciso di denunciare i suoi aggressori. Dopo tre  anni di rinvii e ricorsi, il processo ancora non e' giunto in dirittura d'arrivo, ma Mukhtar e' diventata nel frattempo un simbolo della lotta femminile per demolire lo stigma sociale legato allo stupro. Arrivare al matrimonio comunque non e' stato facile: il focoso poliziotto trentenne, Nasir Abbas Gaboi, ha addirittura minacciato di suicidarsi se lei, che non voleva turbare il matrimonio, non avesse ceduto. Si e' convinta quando la prima moglie di  lui l'ha implorata: in Pakistan, un musulmano puo' prendere fino a quattro mogli.

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Archiviato giovedì, 19 marzo 2009 in: news, storie, cronaca, violenze

Bimba violentata dallo zio


VERONA. Stupri e violenze ripetute in Veneto. Vittime sempre le donne, giovanissime. In alcuni casi bambine, come a Verona, dove un quarantenne ha violentato per mesi la nipote di 10 anni, poi lui stesso è andato dai carabinieri spiegando di essere «sessualmente malato». Dopo un mese di indagini per verificare l’attendibilità delle sue dichiarazioni, i carabinieri di Villafranca hanno arrestato G. M., 40 anni, di Povegliano. Le indagini sono partite all’inizio di febbraio, quando G.M. era andato spontaneamente dai carabinieri, dicendo di essere sessualmente malato e di sentirsi attratto dalla nipotina. Il pomeriggio dello stesso giorno si era presentata dai carabinieri anche la madre della bambina, per sporgere denuncia contro il cognato per aver abusato della figlia. Ai militari la donna ha raccontato che tutto era cominciato diversi mesi prima, quando si era accorta di un mutamento di carattere e di abitudini della piccola, malessere più evidente quando la bambina tornava dalla casa degli zii. Solo dopo diverse insistenze da parte della madre, la bambina si è decisa a parlare, raccontando dei terribili momenti vissuti tutte le volte che andava dai parenti: quando rimaneva da sola a casa con lo zio, lui la costringeva con diverse scuse a seguirlo in camera, dove poi, chiusa la porta a chiave, la palpeggiava e le imponeva di avere rapporti sessuali. Come se non bastasse, non c’era volta che lo zio non la lasciasse tornare a casa senza minacciarla di non raccontare nulla, altrimenti sarebbe andato a casa da lei e l’avrebbe sgozzata nel sonno. La piccola ha taciuto a lungo, finchè alla madre è stato impossibile non capire che c’era qualcosa che non andava. L’arresto è scattato al termine dell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, durante la quale è stato possibile ricostruire la terribile vicenda grazie anche alla piccola vittima e con l’aiuto degli assistenti sociali. Intanto, ieri è stato individuato e arrestato dai Carabinieri di Castelmassa il presunto autore del rapimento e della violenza sessuale, sotto la minaccia di un coltello, di una quattordicenne prelevata dalla sua roulotte a Nova Milanese l’11 settembre di due anni fa. Si tratta di un romeno di 29 anni, Marius Novacovici, di Trecenta, portato nel carcere di Rovigo con le accuse di violazione di domicilio con violenza sulle cose, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata dall’aver agito con armi nei confronti di persona sottoposta a limitazione della libertà personale. Le manette sono scattate in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Monza il 13 marzo scorso. A riferire i particolari dell’episodio in aula a Monza, nel corso di un processo, è stato un connazionale del presunto aggressore. Il testimone ha riferito di essere stato svegliato dalla cognata della ragazzina, allarmata per aver visto la nipote salire a forza su un furgone con targa francese. Infine, a Fontanelle, in provincia di Treviso, un operaio marocchino di 44 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale continuata, sequestro di persona, lesioni personali gravi e minaccia aggravata ai danni della sua ex, una moldava di 28 anni che abita a Conegliano. L’operaio, residente a Fontanelle, aveva avuto una relazione sentimentale con la donna, ma i rapporti si erano guastati e nel corso degli ultimi due mesi lui l’avrebbe più volte minacciata, picchiata e violentata all’interno della sua abitazione.

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Archiviato giovedì, 19 marzo 2009 in: violenze

Violentava due sorelle da 10 anni: denunciato il padre


Roma – Un inferno durato 10 anni per due sorelle, rispettivamente oggi di 17 e 18 anni, che hanno denunciato il padre per abusi sessuali. L'uomo, 40enne di professione operaio, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per violenza sessuale, convalidato dal Gip del Tribunale di Roma nella giornata di ieri, confermandogli anche la custodia cautelare nel carcere di Rebibbia.
La denuncia scioccante presentata con coraggio dalle due ragazze al comando dei Carabinieri della Capitale, pone così fine ad anni in cui il genitore le ha costrette a vivere la loro infanzia come un vero e proprio incubo. Un'esasperazione arrivata al limite dopo un decennio di abusi, conclusosi con l'arresto dell'uomo.
Quando i militari della Compagnia di Tivoli si sono recati presso l'abitazione dell'operaio, lo hanno sorpreso mentre stava organizzando la propria fuga e preparando la valigia. E così, ammettendo in pratica la propria colpevolezza, lo hanno arrestato.
I Carabinieri mantengono naturalmente il massimo riserbo sulle due sorelle, per tutelare la loro identità. Attualmente comunque si trovano entrambe con la propria madre nella loro casa nella periferia est di Roma.

Matilde Geraci

Ps: per queste vittime nessuna fiaccolata?


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Archiviato giovedì, 19 marzo 2009 in: storie, violenze

Violenza in famiglia la prima causa di morte per le donne


Non il cancro né gli incidenti stradali: e’ la violenza tra le mura domestiche la prima causa di morte o invalidita' permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Sempre piu' spesso la vittima vive sotto lo stesso tetto dell'autore della violenza.

La casa si conferma come il luogo meno sicuro: nel 53% dei casi infatti l'aggressore e' il marito o il partner, seguono le donne che dichiarano di subire violenza dal proprio convivente (9%, dato che raggiunge il 15% nel caso di cittadini straniere), da parte del fidanzato ( 2%), mentre sono soltanto il 2% quelle che dichiarano di aver subito violenza o maltrattamenti da parte di uno sconosciuto.

Sono i dati risultanti dal bilancio sulla violenza alle donne preparato ogni anno dall'Istat, sulla base delle denunce e delle richieste di aiuto avanzate alle forze dell'Ordine (Polizia, Carabinieri), a medici e strutte di pronto soccorso degli ospedali, a centri antiviolenza e associazioni per la tutela delle donne (sportelli antiviolenza, Telefono rosa, consultori).

A questo tema e' dedicato un seminario organizzato dalla commissione per le Pari opportunita' della Provincia di Pescara dal titolo "La violenza nelle relazioni familiari: conoscere per intervenire", che si rivolge a quanti, nel mondo della giustizia e dell'ordine pubblico, della politica e dei servizi sociali, si occupa di queste tematiche.

Fonte RaiNews24


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Archiviato giovedì, 19 marzo 2009 in: statistiche, violenze

Perché lo stupro fa rabbia solo se è compiuto da stranieri?


Fissa nella mia mente l'immagine delle fiaccolate nei cartoni animati della Disney (la Bella e la Bestia - Quasimodo), fa riemergere il ricordo della caccia al mostro... alla bestia, per esorcizzare il timore di avere la Bestia all'interno di sé.
Con questi sentimenti di infinita pena per l'umanità, costretta a combattere eternamente il male che alberga nella propria coscienza, io vivo la notizia delle fiaccolate a Guidonia (o a Quartaccio).
Le avrei accettate se fossero state a supporto della vittima, purtroppo sono fiaccolate "contro".
Come le fiaccolate contro i presunti omicidi di una madre e di suo figlio prima che si scoprissero i veri assassini (Erica e Omar); come quelle contro i presunti macellai di Erba prima che si scoprisse che i colpevoli erano solo i vicini di casa.
La avrei accettate addirittura se fossero state contro tutti gli stupratori, senza distinzione di etnia, o di razza, ma non è stato così.
Dove erano costoro che sfilano pieni di odio e di pregiudizio quando era il tempo di organizzare altre fiaccolate?
Perché non è stata organizzata una fiaccolata per questo? per questo? per questo? o per questo? E potrei continuare all'infinito...
Perché si organizzano fiaccolate solo se è coinvolto uno straniero?
Qual'è il messaggio?
La donna italiana è un oggetto di proprietà. Gli italiani possono violentarla e gli stranieri no? La donna italiana appartiene agli italiani?
Cosa succede quando è un bravo ragazzo di buona famiglia a violentare una ragazza italiana?
Ve lo descrivo subito.
Innanzitutto è colpa della ragazza. E' lei che lo ha provocato. L'avvocato difensore spulcia nella vita della ragazza per convincere la giuria che le i è una poco di buono... una ragazza dai facili costumi... una che la dà a tutti! Poi si passa ad analizzare l'abbigliamento. E se la minigonna è una colpa grave... perché gli ormoni degli italiani sono ormoni e vanno assecondati, i jeans, addirittura, dimostrano che la ragazza era consenziente! Nessuno potrebbe violentarla se indossa i jeans!
Ma il violentatore per farla franca e, per evitare la fiaccolata con finalità da linciaggio, deve avere il pedigree da italiano!
Se pensate che io esageri, vi passo un po' di dati Qui  Qui  Qui
Non riesco più a capire questo paese: razzista, xenofobo, misogino, retrogrado... umanamente invivibile!
(la vignetta è del mitico Mauro Biani)
Ps - ci vuole fortuna pure nella violenza: una donna violentata da un italiano è una puttana; violentata da uno straniero è un'eroina ;-)
PPs - questo è sentimento di indifferenza?

Aggiornamento

Ma se lo stupro fa rabbia solo quando è fatto da «stranieri», forse entriamo in un diverso campo, in cui diventa simbolo (fortissimo, ma pur sempre simbolo) di mancanza di sicurezza, di degrado dell’ambiente, e di una guerra per il controllo del territorio. Insomma, lo stupro indigna quando si carica di una battaglia più ampia di quella della difesa delle donne. Una battaglia in cui, paradossalmente, le donne si trovano di nuovo «oggetto», in quanto proprietà collettiva di un gruppo contro un altro. Una versione dello scontro globale che ritorna a livello tribale. Per chi avesse perso memoria, ricordo che anche nella ex Jugoslavia, una guerra che è stata il massimo dello scontro tribal-identitario, lo stupro femminile è stato usato come «sfregio» di un’etnia contro l’altra. Lo stupro come simbolo di Lucia Annunziata

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Archiviato venerdì, 30 gennaio 2009 in: riflessioni, donne, storie, storia, statistiche, violenze, nefandezze, violenze psicologiche


Contro gli illeciti espianti degli organi facciamo tutti qualcosa.
Divulghiamo questo messaggio. Grazie.



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Archiviato giovedì, 22 gennaio 2009 in: nefandezze, illeciti

Riabilitata l'ultima strega d'Europa


(Corriere) BERNA - La Svizzera riabilita l'ultima strega d'Europa, Anna Göldi, decapitata il 13 giugno del 1782 nella piazza centrale di Glarona. Si tratta del primo caso al mondo: nessun parlamento, prima di quello del Canton Glarona, aveva mai riabilitato una persona condannata per stregonerie. Lo riporta il sito Swissinfo.

LA STORIA - Anna Göldi nasce nel 1734 nel canton San Gallo in una famiglia di modeste condizioni. Sin da giovane è costretta a lavorare come domestica. A 31 anni nasce il primo figlio, ma il piccolo muore la notte del parto. Secondo le leggi del tempo, Anna viene condannata alla gogna e agli arresti domiciliari per infanticidio. Dal 1780 inizia a lavorare per la famiglia di Johann Jakob Tschudi a Glarona. Poco tempo dopo la figlia dei Tschudi inizia a soffrire di convulsioni e, secondo la testimonianza dei familiari, a vomitare degli spilli. I Tschudi raccontano infatti che Anna metteva degli aghi nel pane e nel latte di una delle figlie, apparentemente per qualche rito magico. Tschudi la denuncia per stregoneria e avvelenamento. La domestica si difende dalle accuse e si rivolge ad un magistrato. Ma la condanna è inevitabile. Sotto tortura confessa di aver stretto un patto con il Diavolo, che si è manifestato a lei sotto forma di un cane nero. In realtà la condanna formale è stata per avvelenamento e non per stregoneria. Anna viene decapitata sulla piazza di Glarona il 13 giugno 1782.

LIBRI E FILM - La storia di Anna Göldi è stata raccontata da un romanzo di Eveline Hasler («L’ultima strega» nell’edizione italiana) e da un film di Gertrud Pinkus del 1991. Nel 2007, in occasione del 225esimo anniversario dell’esecuzione, il giornalista svizzero Walter Hauser ha riaperto il caso di Göldi attraverso un altro libro, che ha avuto un ampio risalto tanto che stessa tv inglese Bbc ha dedicato un servizio alla storia dell'ultima strega. Nel libro, Hauser sottolinea il ruolo di Johann Jakob Tschudi nel processo e nella condanna della donna. Tschudi, infatti, appartneva ad una delle più influenti famiglie del Cantone. Sempre secondo l’autore, l'uomo avrebbe avuto una relazione sessuale con la sua domestica.

IL PROCESSO DI RIABILITAZIONE - Il processo di riabilitazione di Anna Göldi era iniziato nel novembre del 2007, quando il parlamento glaronese approvò una mozione, contro il parere del governo che riteneva fosse una decisione superflua e proponeva piuttosto uno studio storico sulla vicenda. Sempre l'anno scorso il consiglio sinodale della Chiesa riformata del canton Glarona - la condanna fu pronunciata da un tribunale riformato - aveva deciso di rinunciare ad un «atto formale» perché la vicenda è stata sufficientemente studiata e che nei fatti Anna Göldi è già stata riabilitata.


28 agosto 2008


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Archiviato giovedì, 28 agosto 2008 in: donne, storie